Triplo vetro e vetro sottovuoto: evoluzione e scenari futuri nei serramenti

Fino a qualche anno fa il vetro era considerato la parte “debole” della finestra: trasparente, ma poco isolante.

Oggi la situazione si è ribaltata. La tecnologia dei vetri è cresciuta al punto che sono proprio loro a determinare gran parte delle prestazioni termiche di un serramento.
Più superficie vetrata non è più un limite, ma un’opportunità. I vetri moderni riescono a unire trasparenza, isolamento e comfort in modo impensabile fino a pochi anni fa.

Chi progetta sa che la scelta del vetro incide quanto, e spesso più, del profilo.
Nel mio articolo “Vetri per serramenti: guida pratica per progettisti” ho spiegato nel dettaglio le diverse tipologie e le logiche di scelta.

Qui voglio invece entrare nel confronto diretto tra triplo vetro e vetro sottovuoto, per capire quando usare l’uno o l’altro e dove si sta muovendo il mercato.

Quando il triplo vetro ha davvero senso

Il triplo vetro dà il meglio di sé quando è inserito in contesti coerenti, dove le pareti e i solai garantiscono già un ottimo isolamento.
È il caso delle nuove costruzioni, delle riqualificazioni con cappotto termico o dei progetti NZEB, dove il bilancio energetico complessivo richiede serramenti con prestazioni elevate.

In questi casi il vetro doppio rischierebbe di diventare l’anello debole del sistema, creando dispersioni che vanificano parte dei benefici dell’involucro.
Con una trasmittanza termica Ug di circa 0,5/0.6 W/m²K, gas Argon o Kripton in camera e una canalina termica warm-edge, il triplo vetro assicura coerenza con pareti performanti e comfort elevato anche nelle stagioni più fredde.

Un altro contesto ideale è quello delle grandi superfici vetrate o degli scorrevoli di ampia dimensione.
Qui la temperatura superficiale interna più alta elimina l’effetto “parete fredda”, migliorando il comfort e riducendo il rischio di condensa.
Certo, pesa di più e lascia passare un po’ meno luce, ma il bilancio termico resta ampiamente favorevole.

Angolo finestra in legno con triplo vetro.
Angolo finestra in legno con triplo vetro.

Doppio vetro basso emissivo: quando è la soluzione migliore

Nelle sostituzioni di serramenti senza lavori sull’involucro, dove i muri hanno prestazioni standard, un buon doppio vetro basso emissivo con gas Argon e canalina termica rappresenta spesso la soluzione più equilibrata.

Il salto di qualità rispetto ai vecchi infissi con vetro singolo, o ai primi doppi vetri degli anni ’90, è enorme. Si ottiene comunque un notevole miglioramento termico e acustico, mantenendo una finestra più leggera e luminosa.

Installare un triplo vetro in una parete non isolata non porta benefici reali, perché la dispersione avviene comunque attraverso i muri.
In questi contesti il rischio è di spendere di più per un miglioramento che sulla carta esiste, ma nella pratica non si percepisce.

Lo stesso discorso vale per le finestre di piccole dimensioni. La superficie vetrata incide poco sulle dispersioni totali e un doppio vetro garantisce maggiore trasparenza, contribuendo a mantenere gli ambienti più luminosi.

In questi contesti, il doppio vetro resta la soluzione più logica e funzionale.

Rapporto tra vetro e involucro edilizio: come scegliere il serramento corretto

Come anticipato in ogni progetto, il vetro deve essere proporzionato alle prestazioni dell’involucro edilizio.
L’obiettivo non è inseguire il valore Ug più basso possibile, ma raggiungere coerenza. Un serramento con triplo vetro ha senso solo se la parete su cui è installato ha trasmittanze nell’ordine di 0,2–0,3 W/m²K.

In edifici non coibentati, un doppio basso emissivo con Argon può già garantire un miglioramento reale e percepibile.
La finestra deve lavorare in sinergia con la muratura, non in competizione: solo così si ottiene un comfort equilibrato.

Non basta dichiarare “finestre in triplo vetro” per ottenere risparmio energetico: è la combinazione tra involucro, infisso, vetro e posa che determina il risultato finale.

Triplo vetro nei serramenti: quando è solo marketing e non reale efficienza

Sempre più spesso si vedono serramenti pubblicizzati come “triplo vetro”, ma che in realtà offrono prestazioni solo marginalmente superiori a quelle di un buon doppio vetro.
Accade, per esempio, nei profili in PVC da 70 mm, dove per limiti di spazio vengono montati vetri 4/10/4/10/4 o simili, con camere ridotte a 10 mm.
In questi casi, la trasmittanza del vetro si ferma intorno a 0,8 W/m²K, contro l’1,0/1.1 di un doppio vetro di qualità: un miglioramento minimo rispetto al costo, più utile al marketing che all’efficienza reale.

Un vetro di questo tipo può avere senso solo in situazioni particolari, ad esempio:

  • quando serve contenere i costi ma rimanere sotto 1,0 W/m²K di Uw complessivo;
  • oppure in finestre molto piccole, dove bisogna recuperare qualche decimo di punto per rispettare i limiti della zona climatica E o F.

Negli altri casi, un “finto triplo” vetro non porta vantaggi concreti.
Se si vuole un serramento davvero performante, conviene progettare un sistema capace di ospitare vetri tripli reali, con due camere da 15–16 mm e ante da 80–90 mm di spessore, capaci di raggiungere complessivamente 0,7–0,8 W/m²K.
Solo così si ottiene un risultato coerente con il concetto di alta efficienza.

Vetro sottovuoto per serramenti: caratteristiche, vantaggi e sviluppi futuri

Negli ultimi anni si parla sempre più spesso di vetro sottovuoto, una tecnologia che promette di unire le prestazioni del triplo vetro a spessori e pesi molto ridotti.

È composto da due lastre di vetro separate da una microcamera sottovuoto, nella quale l’aria viene quasi completamente aspirata.
Questa microcamera non ha nulla a che vedere con le intercapedini dei vetri tradizionali. Lo spessore del vuoto è dell’ordine di pochi decimi di millimetro (circa 0,2 mm) ed è mantenuto grazie a microscopici distanziatori interni, invisibili a distanza normale.

Grazie all’assenza di aria o gas all’interno della camera, vengono praticamente eliminate le dispersioni per conduzione e convezione.
Con uno spessore complessivo di circa 8 mm, il vetro sottovuoto può raggiungere valori di trasmittanza Ug intorno a 0,5/0,7 W/m²K, offrendo prestazioni paragonabili a quelle di un triplo vetro tradizionale, che però richiede spessori molto maggiori, nell’ordine dei 36–42 mm.

In altre parole, il vetro sottovuoto consente di ottenere prestazioni termiche elevate in uno spessore fino a cinque volte inferiore, aprendo possibilità interessanti soprattutto negli interventi di ristrutturazione dove lo spazio disponibile è limitato.

Con uno spessore di 8mm, circa 5 volte inferiore a quello di un triplo vetro, il vetro sottovuoto offre prestazioni eccellenti.
Con uno spessore di 8mm, circa 5 volte inferiore a quello di un triplo vetro, il vetro sottovuoto offre prestazioni eccellenti.

Eliminando il gas o l’aria, il trasferimento di calore per convezione viene praticamente annullato. Il risultato è un vetro sottile, leggero e altamente isolante, ideale in contesti dove il triplo vetro non può essere installato: edifici storici, telai sottili o ristrutturazioni con vincoli estetici.

Oggi il vetro sottovuoto è ancora poco diffuso, è in continua evoluzione e ha costi importanti, ma rappresenta una delle innovazioni più interessanti nel mondo dei serramenti; qualche produttore sta iniziando in questi mesi la produzione dei primi serramenti dotati di questa tecnologia.
Non offre ancora lo stesso comfort acustico di un vetro triplo stratificato e presenta piccoli punti di contatto visibili, ma la direzione è chiara: i futuri sviluppi porteranno versioni con coating basso emissivo e selettivo, ancora più efficienti e versatili.

Nelle immagini seguenti è possibile osservare un vetro sottovuoto nel dettaglio: i punti di contatto risultano visibili solo da vicino, mentre a distanza diventano quasi impercettibili, senza impatti significativi sull’estetica complessiva del serramento.

Vetro sottovuoto visto da vicino: i punti di contatto risultano leggermente visibili.
Vetro sottovuoto visto da vicino: i punti di contatto risultano leggermente visibili.
Vetro sottovuoto visto da una distanza di circa un metro: i punti di contatto diventano quasi impercettibili per poi scomparire da più distante.
Vetro sottovuoto visto da una distanza di circa un metro: i punti di contatto diventano quasi impercettibili per poi scomparire da più distante.

Per i progettisti che lavorano su grandi superfici esposte o edifici con facciate molto vetrate, è importante considerare anche l’apporto solare.
Su questo tema consiglio di approfondire l’articolo “Vetro selettivo per le finestre: quando e dove serve”, che spiega come gestire correttamente l’irraggiamento estivo senza rinunciare alla luminosità.

Sono già allo studio vetri sottovuoto abbinati a una canalina e a una lastra supplementare, in pratica un’evoluzione della vetrocamera doppia in cui uno dei due lati è composto da un vetro sottovuoto.

Questa soluzione punta a Ug di circa 0,4 W/m²K, quindi più basso di molti tripli vetri attuali, ma con spessori praticamente identici a un doppio vetro tradizionale.

In sostanza, sarà possibile installarli sugli stessi serramenti che oggi montano un vetro doppio, senza modifiche strutturali importanti.

La trasmittanza termica Uw complessiva del serramento varierà ovviamente in base a telaio, canalina e superficie vetrata, ma su profili da 70–80 mm è ipotizzabile che si potrà rimanere intorno a 0,9–1,0 W/m²K, in linea con i migliori serramenti con tripli vetri odierni.

È probabile che questa quando i costi di industrializzazione si abbasseranno sarà una  delle possibili direzioni che il mercato seguirà: serramenti leggeri, spessori contenuti e prestazioni elevate, senza dover aumentare le dimensioni dei profili.
A quel punto, non avrà più molto senso differenziare i prodotti solo per spessore o numero di lastre. Il vetro avrà già raggiunto un livello di efficienza tale da spostare l’attenzione su design, durata e qualità costruttiva.

Conclusioni.

Il vetro è l’elemento che più di ogni altro determina le prestazioni di un serramento.
Il triplo vetro rappresenta oggi la soluzione più equilibrata per i progetti ad alta efficienza, mentre il vetro sottovuoto ne prefigura l’evoluzione naturale: prestazioni superiori, spessori ridotti e nuove opportunità progettuali.

Chi progetta deve conoscere queste differenze non solo per ragioni tecniche, ma anche per saperle spiegare ai clienti finali.
Solo un progettista che sa comunicare in modo chiaro i vantaggi reali di una soluzione, rispetto a un’altra, riesce a trasformare la competenza in fiducia.

In un mercato che guarda sempre più alla sostenibilità e al comfort reale, la capacità di proporre il vetro giusto nel contesto giusto è ciò che contraddistingue un professionista    preparato.
Comprendere oggi come cambieranno i vetri di domani significa farsi trovare pronti quando soluzioni tecnologiche diventeranno la normalità.

Hai un progetto specifico da valutare?

Se vuoi un confronto tecnico mirato su vetro e telaio, puoi prenotare una consulenza personalizzata sui serramenti per il tuo progetto.

Analizzerò il tuo caso concreto per individuare la soluzione più coerente con prestazioni, vincoli e obiettivi del progetto.

FAQ – Domande frequenti su triplo vetro e vetro sottovuoto per serramenti

1. Il vetro sottovuoto sostituirà il triplo vetro?

Non nell’immediato, ma nel medio periodo è probabile che diventi la soluzione più diffusa: stessa efficienza con meno peso e spessore.

2. Vale la pena scegliere il triplo vetro in ristrutturazione?

Solo se l’involucro è già ben isolato o se si tratta di grandi superfici vetrate. In molti casi, un buon doppio vetro basso emissivo offre un risultato più equilibrato.

3. Che vantaggi reali avrà il vetro sottovuoto?

Prestazioni elevate (Ug intorno a 0,4-0.7W/m²K), peso ridotto e possibilità di montarlo su serramenti standard senza aumentare gli spessori.

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