BG1, BG2, BGR, MF1 e MF2: come scegliere i nastri autoespandenti per serramenti

Nella posa dei serramenti, schiuma poliuretanica e sigillanti fluidi sono stati a lungo i materiali più utilizzati per la sigillatura. Oggi sono disponibili sistemi più articolati, sviluppati per rispondere a funzioni e condizioni di impiego specifiche. Questo non rende automaticamente superati i prodotti tradizionali: rende più importante scegliere ogni materiale in base al compito che deve svolgere nel giunto.

La domanda corretta non è quindi «qual è il nastro migliore in assoluto?», ma «quale prodotto può garantire la prestazione richiesta in questo punto del giunto, con questa geometria, questa esposizione e queste dimensioni?».

Lo stesso principio vale per i nastri precompressi autoespandenti. BG1, BG2, BGR, MF1 e MF2 non sono etichette intercambiabili e non formano una graduatoria dal prodotto meno efficace al migliore. Identificano classi con funzioni, condizioni di esposizione e livelli prestazionali differenti.

Nastro autoespandente con barriera al vapore inserita al suo interno.

Il nastro non sostituisce il progetto del giunto

Schiuma poliuretanica e sigillanti fluidi possono concorrere alla costruzione del giunto. Non sono sempre sbagliati, così come un nastro non è automaticamente superiore. Il confronto tra schiuma poliuretanica e silicone nella sigillatura dei serramenti ha senso soltanto quando si chiarisce quale funzione debba svolgere ciascun prodotto e in quali condizioni debba lavorare.

La UNI 11673-1:2017 richiede di ragionare sulle prestazioni dei giunti di installazione e sulla loro coerenza con quelle del serramento. Un materiale può essere idoneo solo all’interno di un progetto che ne definisca funzione, posizione e condizioni d’impiego. Per questo la progettazione della posa secondo la UNI 11673-1 viene prima della scelta del singolo prodotto.

I nastri autoespandenti funzionano correttamente se:

  • il giunto è stato progettato considerando le prestazioni necessarie;
  • la geometria del raccordo è compatibile con il prodotto;
  • i supporti sono adeguati, regolari e preparati correttamente;
  • il nastro lavora entro il campo dimensionale dichiarato dal produttore;
  • orientamento, angoli, giunzioni e raccordi sono eseguiti secondo le istruzioni applicabili.

La schiuma poliuretanica può adattarsi ad alcune variazioni geometriche, ma anche il suo impiego presenta limiti e deve concorrere al soddisfacimento dei requisiti previsti per la sigillatura. I nastri, quando scelti e posati correttamente, possono integrare funzioni diverse e offrire prestazioni dichiarate e verificabili. La loro idoneità, però, dipende sempre dalla coerenza con il progetto e con il giunto reale.

Il quadro generale dei materiali di posa corretti per serramenti aiuta a evitare un errore frequente: valutare un prodotto isolatamente, senza considerare gli altri componenti e la continuità della sigillatura.

Nastri autoespandenti: che cos’è un nastro precompresso

Un nastro precompresso autoespandente è costituito normalmente da una schiuma poliuretanica a celle aperte, compressa in rotolo e dotata su un lato di una superficie adesiva che ne facilita il posizionamento. Dopo l’applicazione tende a espandersi e rimane compresso tra le superfici del giunto.

In funzione del prodotto e dell’impiego previsto, la schiuma può essere impregnata con resine che ne modificano il comportamento. L’impregnazione può, per esempio, rallentare l’espansione per lasciare il tempo necessario alla posa e contribuire alle prestazioni richieste rispetto ad acqua, agenti atmosferici o altre sollecitazioni. Le caratteristiche effettive non vanno dedotte dall’aspetto del nastro: devono essere lette nella scheda tecnica e nella documentazione del produttore.

Nel linguaggio di cantiere viene talvolta utilizzato il termine «termoespandente». La denominazione può essere fuorviante: la temperatura influisce soprattutto sulla velocità di espansione. Temperature di posa e stoccaggio, tempi di espansione e condizioni d’impiego devono essere verificati per il prodotto specifico.

Nastri autoespandenti BG1: per giunti esterni esposti alle intemperie

La classe BG1 riguarda nastri destinati a giunti esterni esposti. La tenuta alla pioggia battente, spesso indicata nelle schede tecniche dei prodotti BG1 con valori pari o superiori a 600 Pa, è una prestazione importante, ma non è l’unico parametro da controllare. Occorre verificare anche, per quanto pertinente al progetto, tenuta all’aria, resistenza agli agenti atmosferici e ai raggi UV, compatibilità con i materiali edili e campo dimensionale di utilizzo.

Un BG1 non si sceglie dalla sola sigla. Vanno controllati almeno:

  • larghezza e profondità del giunto da sigillare;
  • intervallo di utilizzo dichiarato per la misura scelta;
  • esposizione reale del raccordo;
  • regolarità e parallelismo delle superfici;
  • modalità di applicazione e dettagli di raccordo indicati dal produttore.

Se il giunto esce dal campo dimensionale previsto, il nastro non lavora nelle condizioni alle quali si riferiscono le prestazioni dichiarate. Non è quindi corretto presumere che possa garantire la prestazione progettata.

I nastri di questa classe possono garantire la tenuta alla pioggia battente restando aperti alla diffusione del vapore. Questo comportamento può favorire lo smaltimento verso l’esterno dell’umidità eventualmente presente nel giunto. Non ne deriva, però, una regola universale contro ogni sigillante esterno: il dettaglio deve essere valutato nell’intera stratigrafia, con particolare attenzione alla continuità e al raccordo inferiore.

BG2: nastri autoespandenti per condizioni protette

La classe BG2 è destinata a zone non direttamente esposte o soggette a sollecitazioni meteoriche meno severe, per esempio dietro un coprifilo o in un raccordo adeguatamente protetto. La prestazione di tenuta alla pioggia battente associata alla classe è inferiore a quella prevista per BG1 e viene comunemente indicata in 300 Pa.

Questo non rende il BG2 un prodotto «minore». Significa che è progettato per condizioni d’impiego differenti. Il suo utilizzo deve essere giustificato dalla reale protezione del giunto e confermato dalla documentazione tecnica del prodotto.

Nella pratica, va valutata anche la gestione di cantiere e di magazzino. Se la differenza economica rispetto a un BG1 è limitata, mantenere una seconda famiglia di prodotti e misure può non offrire un vantaggio operativo sufficiente. Non esiste però una convenienza valida in assoluto: prezzi, misure disponibili, frequenza d’impiego e organizzazione aziendale vanno verificati nel caso concreto.

BGR: per la tenuta all’aria sul lato protetto

BGR identifica una classe riferita alla tenuta all’aria sul lato interno o comunque protetto del giunto. La funzione è limitare il passaggio d’aria tra ambiente e nodo di posa.

Tenuta all’aria e controllo della diffusione del vapore non sono sinonimi. Un nastro BGR non deve essere definito automaticamente come barriera al vapore. Il comportamento igrometrico dipende dalla stratigrafia completa, dalle proprietà dichiarate del prodotto e dal raccordo con gli altri materiali.

Quando il progetto richiede anche una specifica funzione di controllo del vapore, occorre verificare se il BGR scelto la possieda oppure se sia necessario integrarlo con un altro componente. La sola sigla non consente di dedurre questa prestazione.

MF1 e MF2: quando il nastro integra più funzioni

I nastri multifunzione sono progettati per svolgere più compiti all’interno dello stesso prodotto. Possono concorrere alla tenuta all’aria sul lato interno, all’isolamento nella parte centrale e alla protezione verso l’esterno, con un comportamento igrometrico differenziato attraverso lo spessore. Le funzioni effettivamente dichiarate devono sempre essere confermate dalla scheda tecnica.

La distinzione operativa tra le due classi riguarda le condizioni d’impiego:

  • MF1 è destinato anche a giunti esterni esposti e deve assicurare le prestazioni richieste su entrambi i lati del nodo nelle condizioni previste dalla classe;
  • MF2 è destinato a condizioni protette o meno severe e può essere impiegato in configurazioni nelle quali la protezione esterna è affidata a un componente specifico, per esempio un nastro BG1.

Anche per MF1 e MF2 la classe non basta a scegliere misura e prodotto. Vanno letti il campo di espansione ammesso, la profondità necessaria, le prestazioni dichiarate, l’orientamento e i limiti applicativi.

Confronto operativo tra i nastri autoespandenti BG1, BG2, BGR, MF1 e MF2

La seguente sintesi serve a orientare la lettura delle classi, non sostituisce la verifica della scheda tecnica.

ClasseFunzione o posizione prevalenteCondizione tipicaVerifica decisiva
BG1Protezione del lato esternoGiunto esposto alle intemperieEsposizione, pioggia battente, UV e campo dimensionale
BG2Protezione in zona esterna riparataGiunto protetto o meno sollecitatoEffettiva protezione del dettaglio e campo dimensionale
BGRTenuta all’aria sul lato protettoLato interno del giuntoTenuta all’aria e comportamento al vapore dichiarato
MF1Più funzioni integrateGiunto anche esposto all’esterno, entro i limiti dichiaratiPrestazioni sui diversi piani, verso di posa e dimensioni
MF2Più funzioni integrate in condizioni protetteGiunto protetto o abbinato a una protezione esterna specificaConfigurazione del sistema, raccordi e campo dimensionale

Nastri autoespandenti: la scelta parte dalle misure, non dalla sigla

Prima di ordinare il nastro bisogna leggere il giunto reale. Una sequenza di lavoro coerente comprende:

  1. definire quali funzioni servono sul lato interno, nella parte centrale e sul lato esterno;
  2. individuare quali componenti devono garantire ciascuna funzione;
  3. misurare il giunto in più punti e registrare i valori minimi e massimi;
  4. verificare l’esposizione a pioggia, vento e raggi UV;
  5. controllare parallelismo, regolarità e consistenza dei supporti;
  6. confrontare le misure rilevate con il campo dimensionale dichiarato per il prodotto e la misura considerati;
  7. verificare profondità, orientamento, temperature, condizioni di stoccaggio e modalità di applicazione;
  8. progettare angoli, giunzioni e raccordi con gli altri materiali;
  9. controllare posa ed espansione prima di chiudere le finiture.

In una nuova installazione, o in una ristrutturazione con un controtelaio progettato per il nuovo serramento, la selezione può essere più lineare perché geometria e materiali dovrebbero essere stati definiti a monte. Nelle sostituzioni, invece, le condizioni possono cambiare da una finestra all’altra: vecchi controtelai poco precisi, giochi non costanti e fuori piombo possono modificare il campo di lavoro necessario.

In questi casi occorre misurare ogni apertura e prevedere misure di nastro coerenti con le variazioni riscontrate tra telaio e controtelaio o tra telaio e muratura. La relazione tra nodo finestra e progetto di posa è decisiva: la prestazione dipende dalla continuità dell’intero raccordo, non dalla sola presenza del nastro.

Nastri autoespandenti: gli errori che fanno perdere prestazione

Gli errori più frequenti non dipendono necessariamente dalla qualità del prodotto, ma dalla distanza tra il nastro scelto e le condizioni reali del giunto:

  • usare una classe in una posizione diversa da quella per cui è prevista, per esempio un BG1 sul lato interno senza che il progetto ne giustifichi funzione e comportamento;
  • scegliere in base alla sola sigla o al colore della confezione;
  • misurare il giunto in un solo punto;
  • utilizzare il nastro fuori dal campo dimensionale dichiarato;
  • ignorare il verso di posa quando il prodotto ne prevede uno;
  • applicare su superfici sporche, friabili, irregolari o non compatibili;
  • realizzare angoli e giunzioni senza rispettare le istruzioni del produttore;
  • interrompere la continuità nei raccordi con davanzale, soglia, controtelaio o altri materiali;
  • chiudere il dettaglio senza controllare che posizionamento ed espansione siano corretti.

Un nastro può apparire continuo lungo tutto il perimetro e presentare comunque punti deboli. Il controllo prima della chiusura delle finiture è parte dell’esecuzione del giunto.

La scelta corretta nasce dal progetto e dalla verifica del prodotto

Le sigle BG1, BG2, BGR, MF1 e MF2 identificano funzioni e livelli prestazionali, ma non sostituiscono il progetto. Servono a individuare una famiglia di prodotti coerente con posizione, esposizione e prestazioni richieste. La scelta finale deve rispettare il campo dimensionale e tutte le indicazioni riportate nella scheda tecnica.

Ogni intervento va valutato sul caso reale. Geometria, misure minime e massime, regolarità dei supporti, esposizione agli agenti atmosferici e raccordi con gli altri materiali possono cambiare anche tra serramenti dello stesso edificio. L’esperienza consente di riconoscere queste differenze e adattare la soluzione, ma deve operare all’interno di un progetto consapevole.

Il nastro giusto non è quello con la sigla apparentemente più prestazionale. È il prodotto che, scelto nella misura adeguata e posato correttamente, può svolgere la funzione necessaria in quello specifico giunto.

FAQ – Domande frequenti sui nastri autoespandenti BG1, BG2, BGR, MF1 e MF2

1.Posso usare un BG1 anche sul lato interno del giunto?

Non va deciso dalla sola maggiore resistenza all’esposizione esterna. Sul lato interno servono soprattutto continuità della tenuta all’aria e un comportamento al vapore coerente con la stratigrafia. Occorre quindi verificare le proprietà dichiarate del prodotto e la funzione assegnata dal progetto; la sigla BG1, da sola, non dimostra l’idoneità per il lato interno.

2.Quando un BG2 è sufficiente rispetto a un BG1?

Un BG2 può essere valutato quando il raccordo è realmente protetto e le sollecitazioni meteoriche previste sono compatibili con la classe e con la scheda tecnica. La presenza di un coprifilo non basta automaticamente: vanno considerate esposizione del dettaglio, continuità della protezione, geometria e condizioni di cantiere.

3.Qual è la differenza pratica tra BGR e un nastro multifunzione?

Il BGR è riferito principalmente alla tenuta all’aria sul lato protetto. Un nastro multifunzione integra più compiti all’interno dello stesso prodotto e può lavorare sui diversi piani funzionali del giunto. Le prestazioni effettive, compreso il comportamento alla diffusione del vapore, devono essere confrontate nelle rispettive schede tecniche.

4.Quando scegliere MF1 e quando MF2?

MF1 è destinato anche a condizioni esterne esposte, nei limiti dichiarati dal produttore. MF2 è previsto per condizioni protette o per configurazioni nelle quali la protezione esterna è affidata a un componente specifico. La scelta dipende quindi dall’esposizione reale, dalla stratigrafia progettata e dalle prestazioni dichiarate, non dalla sola comodità di usare un unico nastro.

5.Come scelgo la misura corretta del nastro autoespandente?

Si misura il giunto in più punti, registrando il valore minimo e quello massimo, e si confronta l’intero intervallo rilevato con il campo dimensionale dichiarato per la specifica misura del prodotto. Devono essere verificati anche profondità utile, regolarità e parallelismo delle superfici. Se parte del giunto esce dal range, quella misura non è adeguata all’intero raccordo.

6.È possibile usare la stessa misura di nastro per tutte le finestre di un edificio?

Solo se i rilievi dimostrano che tutti i giunti rientrano nel campo dimensionale previsto. Nelle sostituzioni, differenze tra aperture, fuori piombo e vecchi controtelai possono richiedere misure diverse anche nello stesso edificio.

7.Che cosa devo controllare nella scheda tecnica oltre alla classe?

Almeno campo dimensionale, dimensioni disponibili del nastro, profondità utile del giunto, prestazioni dichiarate pertinenti alla posizione, verso di posa, compatibilità dei supporti, temperature di applicazione e stoccaggio, tempi di espansione e istruzioni per angoli e giunzioni. I parametri da verificare dipendono dal dettaglio progettato e dal prodotto.

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